ANEMIA INFETTIVA
LA STORIA DI “DIMMI CHE SI”
Mi chiamo Daniela Grimani e sto per raccontare le vicissitudini della mia cavallina, DIMMI CHE SI, affetta da anemia infettiva. Sarà una storia un po’ lunga e complicata ma spero che abbiate la pazienza e l’interesse di leggerla, magari può aiutare qualcuno di voi.
Ho comprato la mia dolce cavallina, di circa tre anni, in un maneggio di Stroncone(Terni) lo scorso agosto 2008, in evidente stato di sfruttamento e prostrazione. Era denutrita, aveva piaghe visibili aperte su zampe e pancia e una fistola infettata sul garrese. Veniva montata comunque nonostante le precarie condizioni fisiche e lei subiva il martirio in silenzio, remissiva con tutti i suoi dolori.
Dopo averla vista e dopo aver saputo che era in vendita, il mio spirito animalista ha preso il sopravvento. Mi faceva troppa pena poverina e ho deciso di portarla a casa per curarla, ma ero ingenuamente ignara di tutti i problemi che sarebbero sorti da lì a pochi mesi.

Essendomi affacciata al mondo equino solo negli ultimi anni, non avevo conoscenza di tante leggi e prassi, che occorre necessariamente, per legge, sapere e fare. La mia priorità era quella di salvare Dimmi Che Si dalla situazione troppo poco felice in cui si trovava e mi sono ingenuamente fidata del proprietario del maneggio.
In sintesi, l’ho comprata senza documenti, perché il titolare non li ritrovava e lui stesso mi ha consigliato di registrarla all’APA direttamente a nome mio, visto che era <comunque tutto in regola>, e così ho fatto. Già questo è stato poi un grosso problema sanzionabile, perchè un equino va acquistato con tutti i documenti, dove devono esserci registrati la proprietà con eventuali passaggi e soprattutto i controlli sanitari. E Dimmi Che Si, successivamente, è risultata non registrata tra i cavalli del maneggio e senza controlli sanitari.
Nel giro di pochi mesi, dopo pazienti cure, la cavallina, ferita ed affamata, si è ripresa completamente, si è ambientata subito, allo stato brado, ed ha creato un geloso feeling con l’altro mio cavallo, Baloo. Eravamo tutti felici.

L’11 dicembre 2008, l’ASL di Terni le ha fatto il prelievo per l’anemia infettiva equina, il c.d. Test di Coggin’s, e qui è iniziata la sua seconda odissea poverina, perché purtroppo è risultata positiva.
L’anemia infettiva è una malattia virale solo tra equini, al 90% solo asintomatica dove l’animale rimane solo portatore del virus vita natural durante, che si trasmette solo tramite contatti di sangue ed insetti vettori, e, ripeto, solo tra equidi.
Ed anche Dimmi Che Si a vederla stava benissimo.
L’ASL di Terni, invece, mi ha mandato un’ ordinanza restrittiva per detenerla, in alternativa all’abbattimento preventivo, del tutto allarmistica ed ingiusta perché mi imponeva il rispetto anche dell’art. 10 del regolamento di polizia veterinaria (D.P.R. n.320/54), dove vengono però elencate tutte le misure restrittive per tutte le malattie infettive e diffusive di tutti gli animali, di cui all’art. 1 di suddetto regolamento.
Quindi, in sostanza, l’ASL mi aveva imposto di rispettare delle misure non conformi alla natura della malattia ed al suo modo di trasmissione, e quindi mi stava inducendo indirettamente all’abbattimento.
Non nego l’improvviso sconforto che mi ha colpita in quei giorni, vista la mia ignoranza sanitaria in materia e l’affetto instaurato con la cavallina, ed anche l’ incredulità sul come era possibile che fosse risultato non registrato e per di più positivo un cavallo proveniente da un maneggio, che dovrebbe essere per antonomasia uno dei primi luoghi controllati dalle autorità competenti a livello locale.
Quindi, Dimmi Che Si, oltre che non registrata, non aveva neanche i controlli sanitari obbligatori per legge. Nessuno aveva sino ad allora controllato.
Ma non mi sono arresa ed ho contattato la LAV (Lega Antivivisezione).
Grazie alla LAV, ho appreso velocemente e con sollievo che l’anemia infettiva è molto meno pericolosa di quello che alcune ASL vogliono far credere. Sono sufficienti 500 metri di isolamento da altri capi negativi, come tollera l’ allegato C dell’ordinanza ministeriale 18/12/2007 “Piano di sorveglianza nazionale per l’anemia infettiva degli equidi”.
Non avendo possibilità di rispettare i 500 metri ed avendo anche un altro cavallo, risultato negativo, dopo molte difficoltà burocratiche e ipotetici tentativi di sabotaggio, ma con altrettanto amore e determinazione, con il prezioso aiuto della LAV, sono riuscita a trasferirla alla Fondazione Flaminia da Filicaya, a Montaione (Firenze), che ha una struttura “ad hoc” per questa malattia, unica credo in Italia, come tollerano l’allegato C citato e la nota ministeriale 31/01/2008.
Ora, dal 27 febbraio 2009, vive in questo paddock esterno, in un felice “isolamento”, allo stato brado, insieme ad altri quattro cavalli del suo pari stato sanitario.
Ricordate tutti, che per le caratteristiche epidemiologiche della malattia, l’abbattimento dell’equide positivo che non ha manifestato ancora i sintomi della malattia, rientra tra i casi di “uccisione di animale senza necessità”, come contempla l’art. 544 bis del c.p. e pertanto perseguibile ai sensi di legge.
Con la speranza che la tormentata vicenda della mia dolcissima Dimmi Che Si sia da esempio ed aiuto a chi magari può trovarsi eventualmente nella mia situazione, ringrazio Luca Casati che mi ha dato l’opportunità di raccontarvela.
Daniela Grimani





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