Dermatite Estiva Recidivante (DER)

EZIOLOGIA

La DER, che colpisce tipicamente gli equini, è un’ affezione su base allergica che si manifesta in seguito alla puntura di insetti e, in particolare, di quelli appartenenti al genere Culicoides. Esistono opinioni divergenti su eventuali predisposizioni di razza. Non sembrano invece esistere predisposizioni legate al sesso o al colore del mantello.

Esistono opinioni divergenti su eventuali predisposizioni di razza. Non sembrano invece esistere predisposizioni legate al sesso o al colore del mantello. I casi di DER sono assai rari in soggetti di età inferiore all’anno. Questo per la necessità di periodo adeguato di esposizione e sensibilizzazione alla puntura degli insetti. L’età di maggior comparsa è compresa tra due e quattro anni.

In generale, gli animali maggiormente colpiti sono quelli che vivono costantemente all’aperto, esposti alle punture degli insetti; ma esposti sono anche i cavalli ricoverati in box con aperture senza protezione. Anche la presenza di acqua (stagni, ruscelli) nelle vicinanze è considerata un fattore di rischio.

La DER è una patologia multifattoriale, dove giocano un ruolo sia fattori genetici che fattori ambientali(l’ importanza dei fattori genetici nella patogenesi della DER è ancora alquanto incerta).

Si può affermare che la DER è una manifestazione di ipersensibilità di tipo I, che deriva dall’interazione di allergeni con anticorpi equini. Tali anticorpi, responsabili dell’ipersensibilità, appartengono alla classe delle immunoglobuline E. Pertanto, le lesioni presenti su soggetti affetti da DER sono dovute a reazioni di ipersensibilità.

Queste sono una forma di reattività specifica acquisita. Tali reazioni presentano tre caratteristiche fondamentali: specificità, latenza, capacità di memoria.

La specificità consiste nel fatto che il prodotto di una risposta immunitaria può reagire esclusivamente con l’agente che ha scatenato la reazione immunitaria.

Il periodo di latenza è il periodo che va dal riconoscimento della sostanza estranea all’organismo alla comparsa dei primi prodotti di reazione immunitaria. La durata della latenza può variare notevolmente: da alcuni giorni a settimane dopo il primo contatto con l’agente.

La capacità di memoria si basa sulla cosiddetta memoria immunologica. I portatori della memoria sono cellule del sistema linfoide che vengono sensibilizzate dopo un primo contatto con la sostanza estranea all’organismo. Nel caso di un secondo contatto con la medesima sostanza, le cosiddette “Memory cells” innescano una reazione immunologica secondaria che si distingue dalla principale per il fatto che insorge più rapidamente e con maggiore intensità.

Gli elementi che partecipano alla risposta immunitaria sono numerosi e differenti. Si può parlare di :

anticorpi liberi o immunoglobuline, che circolano nel sistema sanguigno e nei liquidi organici (anticorpi umorali)

linfociti sensibilizzati, con struttura anticorpo-simile sulla loro superficie (anticorpi legati alla cellula),

macrofagi, cellule in grado di raccogliere gli antigeni sulla propria superficie, trasportarli e presentarli ai linfociti

In caso di ipersensibilità o di malattie allergiche un organismo venuto a contatto con un antigene acquisisce, con la formazione di immunoglobuline e di cellule immunitarie, una capacità di reazione specificatamente modificata. Tale capacità di reazione diversa dal normale si manifesta clinicamente nel caso di un rinnovato contatto con lo stesso antigene. Il concetto di ipersensibilità, come di allergia, designa pertanto una condizione di reattività eccessiva nei confronti di un antigene con cui l’organismo era già venuto a contatto.

Possiamo distinguere quattro tipi di questi esordi clinici di ipersensibilità su base immunologia, ed ognuna è caratterizzata da meccanismi e cellule differenti.

-TIPO 1 (immediato o anafilattico): tali reazioni sono causate dall’interazione di un allergene con le cellule bersaglio precedentemente sensibilizzate da anticorpi IgE (immunoglobuline E);

-TIPO 2 (citotossico): danno origine a un danno diretto sulla cellula e sui tessuti, dovuto all’azione di un anticorpo diretto contro la membrana cellulare. Queste reazioni sono generalmente “complemento-dipendenti”;

-TIPO 3 : reazione mediata da immunocomplessi, allorchè l’antigene e l’anticorpo precipitano negli spazi tissutali e nel torrente circolatorio. Questi causano un danno diretto;

-TIPO 4 ( cellulo-mediato o ritardato): le lesioni sono causate dai linfociti T sensibilizzati che causano alterazioni dei tessuti tramite meccanismi ancora poco conosciuti e che implicano la liberazione di numerose linfochinine, di per sé stesse capaci di distruzione, o il richiamo di cellule attive nella sede della lesione.

Il principale sintomo e’ dato dal prurito, sempre presente e molto forte.

Le lesioni sono differenti e possono variare anche da un soggetto all’ altro; queste differenze sono direttamente proporzionali alla intensita’ del prurito e alla presenza di fattori contingenti che possono influire sull’ auto-traumatismo: la presenza nell’ ambiente dove vive l’ animale di oggetti acuminati e di recinzioni robuste facilita l’ aggravarsi delle lesioni, cosi’ come particolari tipi di ferratura.

Le lesioni si rinvengono sul capo, sul garrese, sulle spalle, sulla groppa, sul petto, nella regione addominale e alla base della coda.

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In fase di esordio l’ animale, inseguito alla puntura degli insetti, presenta sulla cute piccole papule che sollevano il pelo. A queste fa seguito la formazione di eritema localizzato attorno al punto dove l’insetto ha effettuato il pasto. A causa del forte prurito che si instaura, l’ animale si gratta con insistenza, causandosi danni al mantello o ai crini. Il pelo infatti si spezza, si infeltrisce, si indebolisce e cade. In seguito, le zone depilate che inizialmente presentavano una distribuzione localizzata, si estendono sulla superficie cutanea. Iniziano a comparire escoriazione, croste, scaglie, erosioni, ipopigmentazione e iperpigmentazione, ipercheratosi e lichenificazione della cute. E’ tipico nei soggetti colpiti l’ aspetto della coda e della criniera: in questi due punti i crini appaiono spezzati, infeltriti o mancanti e la cute sottostante appare fortemente ispessita.

Le regioni sopracitate che sono maggiormente interessate dal processo patologico corrispondono a quelle che l’ insetto predilige per nutrirsi. Proprio in relazioni alle diverse localizzazioni delle lesioni vengono descritti tre diversi aspetti clinici:

-TIPO 1 o sindrome 1: le lesioni sono localizzate sulla parte dorsale: la criniera, il muso, le orecchie, il garrese, le spalle, la groppa e la base della coda presentano l’ eruzione di papule e sono interessate da intenso prurito.

Colpisce soprattutto cavalli da 1 a 23 anni.-TIPO 2 o sindrome 2: la malattia e’ localizzata alle regioni ventrali: le lesioni decorrono lungo tutta la linea mediana ventrale; sono colpiti lo spazio intermandibolare, il collo, il petto, il ventre, addome e inguine, e la faccia mediale degli arti.

Normali appaiono la criniera e la coda.

Sono generalmente interessati soggetti da 10 mesi a 8 anni.

-TIPO 3 o sindrome 3: include una combinazione dei primi due tipi; le lesioni si osservano sia a livello ventrale che dorsale e la malattia e’ molto generalizzata.

Essa si sviluppa principalmente in cavalli da 3 a 30 anni.

Nei cavalli affetti in modo molto grave si possono osservare notevoli escoriazioni, alopecia, croste, lichenificazione, disturbi pigmentari, perdita della criniera e la cosiddetta “coda di topo”.

I tre aspetti clinici si presentano con frequenze diverse in relazione alle localita’ geografiche in cui si sviluppano, a seconda delle specie di Culicoides implicate nel processo e alle loro abitudini alimentari; ma e’ possibile che intervengano anche fattori legati all’ ospite.

La patologia e’ prettamente stagionale, i sintomi compaiano in primavera e regrediscono lentamente in autunno.

La malattia viene definita recidivante in quanto i sintomi si ripropongono ogni anno, per lo più in forma aggravata. In taluni casi infatti, con il passare degli anni, l’ affezione tende ad aggravarsi e alcuni sintomi tendono a perdurare oltre il classico periodo. In questi casi, sull’animale il pelo non ricresce più, si osserva alopecia localizzata o diffusa, la pelle rimane ispessita, corrugata e di colore grigiastro . Durante il periodo estivo, gli animali colpiti da DER si presentano più nervosi, ansiosi, spesso “immontabili”; per lo stress causato dal prurito mangiano meno, possono perdere dal 10 al 15% del loro peso corporeo e il loro valore economico tende a diminuire notevolmente (Per lo più questi animali sono venduti durante il periodo di remissione dei sintomi e solo dopo mesi l’ acquirente si può accorgere del cattivo affare).

I soggetti colpiti, grattandosi, possono causare notevoli danni alle recinzioni e agli infissi delle scuderie.

In un nucleo di equini solo una piccola percentuale e’ colpita da DER e questo dipende non tanto dal grado di esposizione dei soggetti agli insetti, quanto dalla sensibilita’ individuale dovuta ad una predisposizione ereditaria. Uno studio effettuato in Canada ha dimostrato che non esistono differenze sull’ incidenza della DER relative al sesso, colore, taglia e razza dei cavalli. Secondo alcuni, tuttavia, le razze pony sono maggiormente sensibili alla patologia, mentre secondo altri si e’ riscontrata una notevole percentuale di casi affetti da DER nei cavalli di razza argentina.

Inoltre l’insorgenza dell’ipersensibilità ai Culicoides e’ condizionata dall’ età dei soggetti: risulta infatti raramente riscontrata nei puledri, mentre negli adulti sensibili si manifesta chiaramente ogni anno. Frequenti ed importanti sono poi le complicazioni da ferite e piodermiti che si possono sviluppare in seguito all’invasione secondaria di batteri ed altri microorganismi.

DIAGNOSTICA

La diagnosi di dermatite estiva recidivante si basa sulla anamnesi remota (e’ importante riuscire a sapere che la patologia si e’ gia’ presentata precedentemente nel periodo estivo ), sulla stagionalità, sulla presenza di insetti del genere Culicoides, su segni clinici (tipo e sede delle lesioni), sulla risposta alla terapia. Il quadro è particolarmente indicativo quando la dermatosi colpisce inizialmente la criniera, la coda, la groppa e il garrese. Nella formulazione della diagnosi ha importanza anche la risposta positiva a trattamenti antinfiammatori o all’uso di insetticidi. Validi contributi sono dati dall’ utilizzo di esami collaterali, quali la biopsia e le prove allergiche.Dalla biopsia risulta un quadro di dermatite perivascolare, che può essere superficiale e profonda o solo superficiale.

Il controllo della patologia si basa su due linee fondamentali:

evitare che il cavallo sia punto sottraendolo al contatto con gli insetti o utilizzando una terapia insetticida;

diminuire l’ infiammazione e il prurito con l’uso di una terapia sintomatica o con un tentativo di iposensibilizzazione specifica (normalmente si usano i corticosteroidi).

Per evitare che il cavallo sensibilizzato sviluppi l’ affezione si può effettuare una lotta contro gli insetti agendo direttamente sull’ animale, sull’ ambiente, o nei locali di stabulazione. Sul cavallo e’ risultata utile l’applicazione quotidiana di lozioni insetticide ad uso topico, somministrate preferibilmente a metà o a fine pomeriggio. In ogni caso i cavalli con DER dovrebbero essere mantenuti in locali chiusi, dove tutte le aperture sono provviste di zanzariere a maglie molto fini (almeno 24 maglie/cm2). Queste zanzariere, inoltre, dovrebbero essere impregnate con soluzioni insetticide permanenti. Si può inoltre proteggere parzialmente la scuderia con l’ istallazione di piastrine ad azione insetticida; o se le aperture sono provviste di zanzariere, con l’ istallazione di ventilatori. Le turbolenze indotte disturbano il volo degli insetti e ostacolano il loro ingresso. Perchè le misure di protezione siano realmente efficaci è però necessaria una messa in atto molto precoce nella stagione.

Da un punto di vista pratico, il controllo della DER non deve basarsi solo sulla corticoterapia: shampoo allo zolfo o al catrame potrebbero contribuire alla diminuzione del prurito, così come l’applicazione nelle zone lesionate di grasso di maiale e zolfo, di lozioni o latti antipruriginosi (latte di fico) ed olio di oliva. Questi, infatti, hanno un’ azione emolliente e rinfrescante.

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